Febbre: un messaggio molto chiaro

La febbre è un innalzamento della temperatura corporea in condizioni di normale attività.

È un segnale che l’organismo sta cercando di controllare reagendo a fenomeni anomali, frequentemente di natura infettiva. Il caso più comune è una sindrome influenzale, una condizione scatenata da virus stagionali ai quali l’organismo risponde con un incremento della temperatura. Il suo normale valore è compreso tra 36 e 37,2 gradi, al di sopra dei quali si inizia a parlare di febbre.

Generalmente non è pericolosa, salvo che arrivi a superare i 40 gradi. Particolare attenzione va riservata ai bambini per i quali temperature troppo alte possono determinare conseguenze anche gravi, fino alla morte.

febbre Quindi la febbre non è una malattia, ma è un sintomo, un segnale. Si manifesta in presenza di condizioni patologiche, come una risposta dell’organismo in situazioni di pericolo.

La temperatura corporea varia durante la giornata: in genere è più bassa al mattino per alzarsi un poco nel pomeriggio e di sera. Si tratta di alterazioni normali che seguono l’attività ciclica del metabolismo.

Essa può sorgere a causa di infezioni, patologie infiammatorie, colpi di calore, uso di farmaci e vaccini, in seguito ad interventi chirurgici.

Assieme alla febbre sono generalmente associati altri sintomi a seconda del disturbo o della patologia correlata: sudorazione, brividi, mal di testa, stanchezza.

Normalmente si tratta di episodi di rapida soluzione nel giro di poche ore o pochi giorni.

Il messaggio psicosomatico è collegato a rabbia che viene espressa in questa maniera. La rabbia nasce davanti all’evidente impossibilità a realizzare qualcosa che avremmo desiderato, un’impossibilità nel portare a compimento azioni, idee, decisioni. Naturalmente l’intensità della rabbia è collegata ad una febbre alta e viceversa. La conseguenza che si verifica sovente, ovvero il mettersi a letto, manifesta una sorta di ammissione temporanea di sconfitta, come un “leccarsi le ferite” magari attirando l’attenzione da parte dei familiari in attesa di una nuova ripartenza.

Esprimere la rabbia e la nostra contrarietà percepita ci aiuta a farla uscire ed a diminuire, di conseguenza, lo stato febbrile.

CASI REALI

Ragazza di diciassette anni colta da febbre improvvisa alla vigilia di un viaggio in Inghilterra con la scuola. La rabbia era collegata ad una disputa con la madre proprio in relazione al viaggio che stava per intraprendere.

Una volta chiarito l’oggetto del contendere, la febbre è sparita così come era arrivata permettendo alla giovane di partire sfebbrata e di godersi il viaggio indisturbata.

Donna di sessant’anni con febbre intensa. La rabbia proveniva da un feroce contrattempo che le diede l’impressione di dover rinunciare ad un sogno a lungo accarezzato. Solo una decisione di reagire concretamente ha permesso di gestire una febbre durata parecchi giorni.

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