Il potere della mente.

Effetto placebo attraverso un’esperienza di vita vissuta.

 

Posso dire di essermi divertito davvero. La mia giovinezza è stata certamente allegra, curiosa, movimentata e divertente. Mi sono permesso, complice anche l’ambito nel quale sono nato e cresciuto, di sperimentare e vivere in prima persona ambiti tra i più diversificati: sportivi, manuali, scientifici, storici, comunicazionali, speculativi e filosofici.

Così saltabeccavo disinvoltamente dalla frequenza a gare sportive alla realizzazione di impianti elettrici in casa, ricerche su temi storici poco divulgati, lettura di trattati scientifici di frontiera, improvvisarmi disc jockey in una radio privata, assumermi la responsabilità come rappresentante di classe nel liceo nel quale studiavo, offrirmi per qualche lavoretto occasionale e frequentare un gruppo teatrale folle e scapestrato. Oltre che studiare, ovviamente. Impossibile annoiarsi, non c’era neppure lo spazio!

S. Malachia

San Malachia

Attorno ai vent’anni ero travolto dalla curiosità di approfondire i poteri della mente, così veniva definita quell’area non ben identificata, come lo è tutt’ora del resto, che ipotizza energie sconosciute che ognuno possiede inconsapevolmente suo malgrado ed il cui utilizzo dovrebbe portare innegabili benefici di vario tipo. Un immenso mare magnum nel quale affogare i propri sogni.

Leggevo articoli, riportati dalla stampa, di mamme che erano in grado, chissà come, di sollevare con facilità automobili sotto le quali erano finiti i propri figli salvandoli da situazioni incresciose, così come individui in grado di predire il futuro e che a volte venivano elevati al ruolo di santi: San Malachia (1) che previde la sequenza dei papi che si sarebbero succeduti, lista accompagnata da una sintetica frase che potesse renderli identificabili a posteriori (a proposito quello attuale parrebbe essere l’ultimo della lista…), o san Pio da Pietralcina, Giovanni XXIII (Angelo Roncalli) solo come piccoli esempi, ciascuno dei quali portatore di messaggi molto importanti.

O che dire di Gustavo Adolfo Rol, schivo personaggio di grande umanità, autore di innumerevoli strani episodi che molti, forse frettolosamente, hanno etichettato come imbrogli, ma che fece a sua volta molte previsioni tutte avveratesi (salvo una perché identificata in un anno ancora a venire).

Un ambito di grande ampiezza nel quale poter scorrazzare a scelta in assoluta libertà.

Improvvisamente un lampo, una genialata che la vita a volte ti porge su un vassoio d’argento. Una mia amica, molto ansiosa, era in procinto di preparare l’esame di maturità che da sempre è stato

Giovanni XXIII definito come Pastor e Nauta (era arcivescovo di Venezia)

uno dei più difficoltosi nella vita studentesca della mia generazione, sovente più difficile di un esame universitario.

Questa ragazza, che chiamerò Adriana, era una devota consumatrice di ansiolitici, ma la vicinanza con il fatidico esame rendeva la situazione esasperata e tragicomica. Mi consultavo con il mio più caro amico dell’epoca, che divenne in seguito il marito di Adriana, per trovare un sistema per poterla aiutare.

Lui, studente di chimica, aveva accesso a sostanze di vario tipo così prendemmo un anonimo contenitore di capsule e le svuotammo tutte quante con molta attenzione e pazienza andandole a ricostruire in modo perfetto. Il piano stava prendendo forma.

La fase successiva includeva una spiegazione dettagliata per Adriana di cosa fossero quelle pillole: un potente ritrovato moderno, non ancora in commercio, che necessitava di una sola somministrazione di pillole al giorno in casi estremi e che non registrava alcun effetto collaterale, solo calma, benessere ed equilibrio.

Così la sventurata accettò di buon grado il regalo offertole e ne assunse una sola in procinto degli scritti e degli orali: con suo grande stupore gli effetti benefici non tardarono a manifestarsi associati ad una grande e olimpica calma così da permetterle di sostenere gli esami nel modo migliore possibile.

Queste capsule funzionarono in modo così efficace da spingere Adriana a consigliare la somministrazione anche ad alcune compagne di corso spaventate ed ansiose, cosa che avvenne con pari risultati.

Un anno più tardi le chiesi se aveva ancora qualcuna di quelle pillole speciali e quasi miracolose. Costernata, Adriana mi mostrò il flacone nel quale facevano bella mostra due sole capsule rimaste e che conservava come la luce dei suoi occhi.

il potere della menteLe chiesi allora di prenderle e le aprimmo assieme constatando ciò che sapevo: le capsule erano, ovviamente, vuote.

Il viso di Adriana era un misto di preoccupazione, tensione, incredulità, rabbia: non poteva crederci, soprattutto accettare l’idea che la pillola miracolosa era lei stessa travestita da capsula vuota. Ma era obbligata ad arrendersi all’evidenza nonché al potere della sua mente.

Si chiama effetto placebo, del resto molto conosciuto, e che ha un suo fratello gemello negativo, l’effetto nocebo. Consiste nel fatto che la forte credenza di un certo risultato può influire anche sulla materia e perfino sul corpo umano tanto in positivo che perfino in negativo. La stessa cosa si può riscontrare in stato ipnotico quando si appoggia una matita sul palmo della mano di un ipnotizzato dicendogli che gli si sta spegnendo una sigaretta. Al risveglio potrebbe trovarsi una vescica nello stesso punto nel quale si era appoggiata la matita (sconsiglio di ripetere l’esperienza).

L’effetto placebo si somma anche alla somministrazione di un farmaco: tanto più si crede che il medicamento sia efficace tanto più aumenterà il suo effetto. Al punto che non si possono scindere i due effetti.

Quindi ciò che pensiamo è persino più importante di ciò che accade.

Riflettiamo quindi sull’importanza di ciò che pensiamo in generale ed in questo periodo in particolare. Facilmente intuiamo cosa potrebbe accadere qualora dovessimo farci prendere dallo sconforto o, peggio, dalla paura.

  • (1) Malachia O’Morgair, in gaelico irlandese Maelmhaedhoc O’Morgair, in medio gaelico irlandese Máel Máedóc Ua Morgair, è stato un abate e arcivescovo cattolico irlandese, titolare dell’arcidiocesi di Armagh. Fu proclamato santo da papa Clemente III, il 6 luglio 1190. La devozione dei fedeli gli attribuisce diversi miracoli e una visione riguardante l’identità degli ultimi papi, la cosiddetta Profezia sui papi. La Profezia diMalachia (il cui titolo originale in latino è Prophetia Sancti Malachiae Archiepiscopi, de Summis Pontificibus) è un testo attribuito a san Malachia, arcivescovo di Armagh vissuto nel XII secolo, contenente 112 brevi motti in latino che descriverebbero i papi (compresi alcuni antipapi) a partire da Celestino II, eletto nel 1143. Dopo i motti, al termine della profezia, è presente un testo in latino che prevederebbe, durante il pontificato di un certo Pietro romano (non necessariamente immediato successore dell’ultimo papa della lista), la distruzione di una città dai sette colli ed il giudizio finale.

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.