La mia vita

Franco Bianchi - La mia vita.

Franco Bianchi bambino

La mia prima foto ufficiale.   Due anni.

Capita che il mio stile di vita, statisticamente inusuale, crei curiosità su come io sia arrivato a lavorare con l’energia ed a fare quello che faccio. Qualcuno pensa che sia nato così, che la mia vita si sia sempre districata tra energie, spiritualità, meditazioni ed equilibri energetici, ma non è così perché, come ci insegnano a Napoli, nessuno nasce imparato. Da bambino ho avuto la fortuna di essere a contatto sovente con la natura, gli animali, le piante. Sono andato a falciare l’erba, rivoltarla per farla asciugare e tutto rigorosamente a mano come si usava allora; ho trascorso un’estate a dorso di mulo, cosa che costringeva mia nonna, al mio ritorno a casa, ad immergermi, quasi interamente vestito, nella vasca da bagno. Bere il latte appena munto era una pratica frequente ed il ricordo del suo sapore mi è tuttora evidente, tanto da considerare insignificante il latte che ci viene attualmente propinato nei negozi. Questa sensibilità per la vita naturale in generale si è sempre accompagnata con un’ovvia propensione per l’ecologia, parola divenuta di uso corrente solo in seguito. Così mi sono ritrovato dodicenne a rimproverare a mia mamma l’uso indiscriminato di una pelliccia, con comprensibile imbarazzo della mia genitrice, mentre pochi anni dopo ho partecipato ad una marcia di 25 km per la pace.

A diciotto anni.

A diciotto anni.

Sentivo la necessità di dare un significato alla mia vita, ma ero molto confuso e non sapevo da dove iniziare. Così tra una lezione di latino ed una partita a basket, eccomi impegnato a prestare il mio lavoro facendo volontariato. Tuttavia anche questa esperienza non mi soddisfaceva: mi sembrava di non risolvere il problema, ma solo di tamponare una situazione. Stavo cercando qualcosa di più radicale che potesse realmente aiutare le persone a renderle indipendenti.
Avevo 18 anni quando fui colpito ed affascinato dal potere della mente, per tutti quei fenomeni inspiegabili che venivano gettati indiscriminatamente nel calderone della parapsicologia, parola poco nota dai contorni offuscati. Leggevo articoli e libri scritti da una giovanissima e brillante giornalista che si chiamava Manuela Pompas e che sarebbe divenuta, in seguito, mia buona amica. Gli scienziati supponevano che le potenzialità del nostro cervello fossero grandemente inespresse: cosa avremmo potuto ottenere potendo utilizzare anche solo un 10% in più delle nostre capacità cerebrali?

Franco in radio

In una radio privata durante una trasmissione.

Iniziai a studiare libri che trattavano l’argomento, a leggere una rivista, l’unica all’epoca che parlava di questi temi, e così in breve tempo divenni un esperto dei poteri della mente perché si sa che nel mondo dei ciechi chi ha un solo occhio è un re. Imparai abbastanza al punto da poter dare vita ad una trasmissione in una radio privata della mia città, dal titolo “Parapsicologia ed altri fenomeni dell’insolito” con un discreto successo. Accompagnavo questi studi con una disciplina personale attenta, così come lo era quella di un’arte marziale che esercitavo da sette anni e che faceva dire al maestro: quando tiri cinquanta calci i primi quaranta li esegui con i muscoli, gli ultimi dieci con la testa. Ed era assolutamente vero, nonostante un intenso addestramento fisico cui eravamo sottoposti.
Ma ero solo all’inizio. La svolta avvenne nel 1976, all’etá di 22 anni, con la mia partecipazione ad un seminario di origine nordamericana e che all’epoca riscuoteva un certo successo, dal titolo Dinamica Mentale. Si trattava di apprendere facili tecniche di visualizzazione abbinate a emozioni e che permettevano l’utilizzo di energie cerebrali presenti in ognuno di noi ma poco conosciute e, dunque, non sfruttabili.

Le carte Zener utilizzate per gli esperimenti di telepatia.

Le carte Zener utilizzate per gli esperimenti di telepatia.

Avevo trovato quello che cercavo: la possibilità di aiutare gli altri rendendoli autonomi. Prima della fine del corso decisi che quella era la mia strada, che da grande avrei fatto quello, non tanto quel tipo di corso, la Dinamica Mentale in sé, quanto l’insegnamento di questi tipi di tecniche.
Vivevo una strana situazione mista tra euforia, confusione, paura e commozione, ma in sostanza avevo trovato la mia direzione che non avrei mai più cambiato. Iniziai a collaborare con l’associazione che organizzava i seminari, diventando allievo istruttore ed in seguito istruttore, fino ad insegnare ad un’altra persona a fare lo stesso lavoro.

Una delle mia prime conferenze ufficiali.

Una delle mia prime conferenze ufficiali.

In effetti non l’ho mai chiamato veramente lavoro: è sempre stata una gioia ed un onore poter condividere con altri le informazioni che a mia volta avevo ricevuto e che ritenevo fondamentali per una vita piena e responsabile. Perciò lavoravo duramente mentre terminavo il mio percorso di studi in economia alla Bocconi.
Durante questo percorso di crescita, nel bel mezzo di una meditazione, ebbi un’esperienza alquanto speciale, ma ho verificato in seguito, non unica, poiché ho scoperto che altre persone hanno vissuto, più o meno, la stessa cosa. Pur essendo passati decine d’anni, il ricordo di quei momenti è tuttora molto vivido in me, sebbene alcuni dettagli si siano sfuocati con il tempo. Ho scoperto solo molti anni dopo che si trattava di un’uscita dal corpo contraddistinta da immagini molto chiare e vere, come se io fossi stato veramente lì.
“Mi sono ritrovato a percorrere uno strano corridoio, qualcosa di simile a quelli che poi avrei visto nei telefilm di Star Treck anni dopo. La sezione dello stesso era trapezoidale ed i muri, dal colore grigio, erano i inframmezzati da rinforzi sporgenti. Non vi erano finestre ed il silenzio era assoluto.

Il corridoio verso il tavolo dei dodici.

Il corridoio verso il tavolo dei dodici.

Arrivai in fondo al corridoio dove c’era una porta verde scuro, di legno. Sapevo di dover entrare e che all’interno c’era qualcuno, sentivo solo curiosità senza alcuna paura.
Aperta la porta mi trovai in una sala quasi quadrata, moquette, tendaggi verdi come la porta. Nel centro della sala un lungo tavolo con un panno verde, dietro di esso alcune persone vestite con tuniche bianche con lunghi capelli e barbe, anch’esse bianche candide, erano poste dietro il medesimo: la prima impressione fu di assistere all’ultima cena di Leonardo. Quasi tutti stavano parlando tra loro amabilmente incuranti della mia presenza. La prima cosa che feci fu di contarli: erano dodici. Uno solo non parlava: seduto alla estrema mia sinistra, mi stava osservando bonariamente, come fosse in quel momento separato dal resto del gruppo per accogliermi. Mi avvicinai cautamente e gli chiesi: chi sei e cosa ci faccio qui?
Mi rispose con un sorriso: il mio nome è…. e pronunciò un nome doppio e breve non terrestre che mi imposi di ricordare, ma che dimenticai quasi subito, nonostante la mia memoria prodigiosa. Aggiunse: benvenuto, ti stavamo aspettando.

Ero attonito perché tutto sembrava così vero e nello stesso momento così assurdo.

Una rappresentazione della Santa Cena in spiaggia.

Una rappresentazione della Santa Cena in spiaggia.

Ripetei più volte, innervosito: "Cosa ci faccio qui? Cosa sta accadendo?"
"Hai una missione - rispose  semplicemente sorridendo. Lo sai vero?"
Dentro di me sapevo che c’era qualcosa di vero, anche se non mi sentivo assolutamente all’altezza del compito. Ma di quale missione stava parlando, che avrei dovuto fare? L’unica cosa che ipotizzavo riguardava i corsi che stavo frequentando e che erano la mia vita e attraverso i quali avrei potuto aiutare un po’ di persone. E poi era tutto così assurdo: la situazione che stavo vivendo, la vita stessa. Era tutto troppo confuso".
In quel momento la voce guida della meditazione mi disse di tornare indietro. Sapevo che dovevo ritornare, anche se la voglia di saperne di più era tanta. Ma uscii dalla meditazione facendo il percorso a ritroso, ritornando allo stato di veglia”.

Ero profondamente eccitato, frastornato, travolto dagli eventi. In realtà non sapevo come collocare l’esperienza appena vissuta: un sogno? Un’illusione? Effetti della meditazione? Qualcuno sussurrava di esercizi superiori di cui nessuno sapeva nulla…
Così, appena mi fu possibile, ne parlai con Giulio Molteni, il mio istruttore di riferimento, che mi guardò senza rispondere. Credevo, così ci si comportava allora, che la “verità” avrei dovuto scoprirla da solo, ma mi sembrava contento della mia esperienza.
Avrei scoperto, molto dopo, che all’epoca nessuno aveva la più pallida idea di ciò che mi era capitato, ed anche oggi non credo siano tante le persone in grado di fornire un’equilibrata indicazione in merito. In ogni caso questa esperienza fu una svolta importante per me e custodii gelosamente il segreto di quei momenti parlandone molto raramente e con estrema cautela. In effetti è la prima volta che ne scrivo e sono passati appena quarant’anni.

Inizi anni 90 - Eccomi come dirigente commerciale indaffarato.

Inizi anni 90 - Eccomi come dirigente commerciale indaffarato.

In ogni caso da quel momento dedicai gran parte della mia vita all’apprendimento di nuove tecniche, all’esecuzione degli esercizi richiesti ed all’insegnamento. Mi stavo accorgendo di essere uno dei pochi che sapeva qualcosa in questo strano e nuovo ambito. Mi laureai terminando il mio piano di studi in economia ed iniziai a lavorare in un istituto di sviluppo personale appena creato da colleghi fuoriusciti dalla precedente esperienza, guidati da Tullio Lombardi e accompagnato da medici e psicologi: l’Isepa. Ebbi così l’opportunità di farmi una solida base di psicoanalisi freudiana da accompagnare al mio bagaglio di conoscenze. Purtroppo questa esperienza terminò rapidamente e così mi ritrovai ad iniziare una nuova vita: accettare un lavoro tradizionale abbinando il tutto con i seminari ed i miei corsi. Rientrando su binari più ufficiali mi sposai ed ebbi una bellissima figlia, di cui sono perdutamente orgoglioso, mentre facevo carriera in aziende diverse. Fu un periodo nel quale i seminari erano pochi, non c’era alcuna struttura di supporto e dovevo fare tutto da solo: trovare i partecipanti, organizzare logisticamente il corso, insomma dovevo cantare e portare la croce, come si suol dire… ma era più forte di me. Occuparmi di questi argomenti era per me basilare e non negoziabile.
Nell’applicare le tecniche che conoscevo ero divenuto sempre più efficiente ed efficace. Nel frattempo avevo fatto carriera: ero diventato responsabile commerciale di un’azienda con il ruolo di dirigente e non avevo il tempo di annoiarmi. La mia vita era un susseguirsi di incontri, riunioni, telefonate, lettere da scrivere, budget, analisi dei costi. E seminari, naturalmente, nei ritagli di tempo.

Mi ritrovavo, però, ad essere sempre più macchina e sempre meno umano, senza alcuna malattia nè disturbo anche minimo, con una memoria fenomenale ed un’energia che sembrava inesauribile. Finché un giorno andai in bagno, mentre ero in ufficio, e non riconobbi l’uomo che vidi allo specchio. Fu un trauma e mi chiesi che cosa stavo combinando nella vita. Apparentemente tutto funzionava bene: avevo una bella famiglia, un bell’appartamento, un bel lavoro ben retribuito, salute, successo…. ma qualcosa mancava, qualcosa di importante. Così cominciai a cercare qualcosa che non conoscevo, ancora una volta.
Quando inizi con fiducia a cercare, da qualche parte arriva la soluzione e trovi proprio quello che ti serve: così funziona la legge dell’energia. Mi imbattei in Martin Brofman, un americano che si era guarito da un cancro terminale ed aveva trasformato la sua vita cercando di scoprire quali passi aveva fatto per produrre quel risultato così forte ed inusuale.
Aveva creato il suo metodo di riequilibrio energetico, frutto della sua personale esperienza e lo stava insegnando in giro per il mondo, ma non in Italia. Così andai in Francia ad apprendere il metodo che mi sembrò semplice, concreto e utile: pragmatico, come lo sono gli americani. Attraverso questo sistema non solo si poteva facilmente scoprire il messaggio dei sintomi, ma anche riequilibrare le proprie energie.
In altre parole, era possibile effettuare il processo di ritorno all'equilibrio che era, in sintesi, il processo specularmente opposto a quello della nascita del sintomo. Una delle cose che me lo resero particolarmente attrattivo era la scoperta di un modo differente, e più completo, di vedere l’equilibrio dell’essere umano. Non solo una macchina efficiente, ma anche con un grande spazio per la sfera affettiva, condito con una grande libertà di poter decidere ed agire in modo autonomo senza dover dipendere, per forza, da una struttura o una persona: era esattamente ciò che cercavo da tempo e verso il quale la vita mi stava avvicinando attraverso approssimazioni successive.

Anno 1999 - Finalmente in qualità di formatore e Chakra rebalancer.

Così ho iniziato a praticare questa nuova tecnica, che integravo con le precedenti di cui ero un vero esperto. Decisi di organizzare corsi in Italia e di percorrere la strada dell’insegnamento di queste tecniche, addirittura fondando un’associazione con un’amica di percorso.
Le cose stavano crescendo al punto da rendere quasi indispensabile dedicare tutto il tempo disponibile a questa attività. Nel giugno del 98 diedi le dimissioni da dirigente per dedicarmi al sogno della mia vita.

Tuttavia il percorso doveva essere ancora irto di difficoltà: appena insediato nell’associazione la mia socia cadde in una tremenda depressione, lasciandomi solo a gestire il tutto e ci vollero mesi perché si riprendesse. Inoltre, il cambiamento era stato profondo e veloce, di non facile adeguamento. Se prima definire il proprio ruolo era semplice, un direttore commerciale, adesso era molto più difficoltoso: Chakra rebalancer? Formatore? O peggio, guaritore spirituale? Questa situazione di evoluzione personale si trascinò per mesi e sfociò dapprima con la separazione dalla mia socia, cosa che avvenne in modo tutt’altro che indolore, avendo constatato la difficoltà di base nel condividere obiettivi che scoprimmo essere profondamente diversi. Successivamente mi ritrovai a ricominciare da zero, poiché il lavoro si era fermato di colpo e tutti gli sforzi profusi non portavano ad alcun risultato.
Non me ne resi conto fino in fondo in quel momento: ero in pieno cambiamento di energia, quella grande trasformazione tra l’era dei pesci e quella dell’acquario, tra l’eccesso di controllo e l’Amore incondizionato. Ecco il perché di ciò che mi stava accadendo: l’energia in questi casi si blocca in attesa di ripartire appena individuata e scelta la nuova direzione. In pratica aspettava, con rispetto, le mie decisioni.

Era il mese di settembre del 1999 ed il telefono non squillava, i seminari erano pochi, i costi tanti. Venne da me Angelo (mai nome più che appropriato) e fu l’unica volta in tutta la sua vita che venne a trovarmi negli uffici dell’associazione Insieme & Oltre. Mi parlò dei grandi cambiamenti in atto, della necessità di mollare il controllo: tutti argomenti che conoscevo bene. Mi domandai: come mai questa persona è venuta qui oggi a parlare con me di questi argomenti? Forse un messaggio per me? Decisi così di rivolgermi alla Fonte direttamente e, durante una meditazione, dissi: sto finalmente facendo quello che mi piace profondamente fare, la mia missione di vita, e sono pure bravino nel farlo e mi sembrava pure che tu fossi d’accordo. Tuttavia non sta accadendo, l’energia è bloccata. Non chiedo un aiuto, ma solo un segnale per avvertimi se proseguire su questa strada oppure cambiare nuovamente.
A quel punto feci l’unica cosa che non avevo ancora messo in pratica: fare nulla.
Era una decisione forte per chi, come era per me, è cresciuto con l’idea che per ottenere devi fare, se non fai non ottieni, anzi ti senti in difetto. Andai in ufficio tutte le mattine alle otto, dopo aver accompagnato mia figlia a scuola, leggevo tutto il giornale, inclusi i necrologi perché non avevo nulla da fare. Dormii molto utilizzando il futon dello Shiatsu e ogni mattina mi ripetevo: dormi quanto puoi perché dopo non avrai neppure il tempo di farlo.
Dopo qualche giorno il telefono iniziò a squillare ed il lavoro riprese velocemente senza, apparentemente, avere fatto nulla. Verificai sulla mia pelle una legge importante: perché le cose accadano occorre utilizzare gli strumenti coerenti all’energia vissuta in quel momento, ovvero: fino a che la mia energia
 era quella del controllo e del potere, della volontà come strumento massimo di realizzazione, ecco che agire era indispensabile, cioè per ottenere dovevo fare, impegnarmi, in pratica essere coerente.Light sala Appena la mia vibrazione energetica crebbe ecco che gli strumenti utilizzati fino ad allora smisero di funzionare perché non più idonei. Occorreva cambiare strumenti, per esempio per ottenere risultati lascio fare all’energia, ci pensa lei (qualcuno usa la parola Dio invece che energia, ma fa lo stesso). Sempre si agisce: fissare un obiettivo chiaro ed aver fiducia che tutto si risolva da solo, ma lo si fa in un modo diverso rispetto alle nostre abitudini. Cambiando modalità operative, coerenti con la nuova energia, ecco che tutto si rimette in moto. E così fu.

tst svolgimento

Durante una mappa della T.S.T.,

La coerenza è fondamentale. Definita da Ericsson come pensare una cosa, dirla e farla in pratica, definisce chi siamo noi in quel momento. A un amico, una volta, piacque talmente questo discorso che decise di mollare il controllo 15 minuti al giorno sempre più, usando il controllo per mollare il controllo! Ovvio che così non può funzionare. Un altro decise di smettere di fare qualunque cosa affidandosi totalmente, dimenticando che la sua energia non era ancora cambiata per cui il risultato finale fu nullo ancora una volta. Il mio consiglio è di utilizzare gli stessi sistemi di sempre per arrivare a cambiarli quando si vede che smettono di funzionare.
Seguire ed animare i seminari di Equilibrio energetico coi Chakra che si chiama Love Heals ha accresciuto grandemente le mie cognizioni e mi ha dato quella completezza e quella spinta che stavo cercando, soprattutto grazie alla fase dell’insegnamento. A mio avviso il modo migliore per apprendere è insegnare. Non puoi spiegare con chiarezza ciò che non hai ben capito, digerito, assimilato e sovente vissuto. Ho passato anni e anni ad animare seminari ogni week end, senza stancarmi mai e con una grande gioia dentro.
Purtroppo il mio matrimonio era arrivato al capolinea, forse troppa differenza di vedute in troppi campi. Ma così doveva essere.
Poi, come una bomba, è arrivato il Light Project. Una mia amica medium mi telefonò concitata un giorno dicendomi: “ho ricevuto un messaggio dai Maestri, chiedono se vogliamo realizzare un seminario. Nel caso sappi che l’informazione ce l’hai tu”. Ero piacevolmente contento di essere coinvolto da energie superiori ma, nel contempo, non avevo la più pallida idea da dove iniziare, nonostante le loro rassicurazioni.
Avevo sufficiente esperienza, spirito critico e cultura di base per poter affrontare una simile sfida, ma il mio orizzonte era, ancora una volta, nebuloso. Iniziai a pensare ad un argomento che mi attirava molto e che avevo vissuto, almeno in parte, sulla mia pelle: il passaggio vibrazionale, il cambio di energia.
Uno degli aspetti interessanti, e poco rimarcati, riguarda il fatto che la vecchia energia è prevalentemente Yang, maschile, mentre la nuova è tipicamente Yin, femminile. Per ben effettuare questo passaggio, che ci riguarda tutti quanti, occorre che la relazione con entrambe queste energie sia buona, pena la creazione di una resistenza al cambiamento. I prototipi di queste due energie, nella nostra vita, sono i nostri genitori, nel bene e nel male: diventava fondamentale affrontare questo argomento, cioè la relazione con i genitori e con l’autorità che essi rappresentano, con la finalità dichiarata di facilitare quel grande passaggio in atto.

esempio TSTNacque la T. S. T. Traslazioni spazio temporali, una tecnica che prese lo spunto iniziale da un esercizio che vidi fare dal mio amico Antonino Furfaro in un suo incontro. Il succo della TST parte da un disegno della famiglia di origine, esercizio molto facile e guidato dall’istruttore. Il secondo passaggio consiste nel leggere quella mappa, sapendo che ogni posizionamento ha un significato preciso, risponde ad una percezione della realtà. Se l’interpretazione di quel disegno viene riconosciuta come vera da parte del mappato, ecco che si può affermare che il disegno sia un programma, un software attraverso il quale ci relazioniamo con la vita. Quindi si procede con la modifica di quella mappa sistemando ogni ruolo nel suo spazio archetipico di base e corretto dal sentire del mappato, andando a lavorare con le emozioni per trasformare, perdonare e perdonandosi.
La mappa si conclude quando il mappato sente che tutto è a posto ed in quel momento tutte le esperienze pregresse vengono riprogrammate in modo differente, ma anche quelle future di conseguenza. Ecco perché il nome della tecnica: un luogo senza tempo né spazio, un momento quantico nel quale, sembra magicamente, tutto accade. Una tecnica di quinta dimensione che sta avendo successo anche nell’utilizzo aziendale.

Il nome del seminario Light Project era un omaggio ai maestri: light in inglese vuol dire luce, ma anche leggero. Non sapevo esattamente di cosa si trattava, ma vedevo che stava funzionando bene, finché un giorno partecipai ad una conferenza di Igor Sibaldi, nella quale stava descrivendo il processo iniziatico: mi accorsi, in quel momento, che stava descrivendo esattamente tutti i passaggi inseriti nel Light Project. Capii in quel momento di aver realizzato un processo iniziatico moderno della durata di tre giorni e a disposizione di tutti.

franco GioiainsiemeLa conduzione ad ogni seminario era per me una crescita enorme che mi obbligava a due/tre giorni di riposo assoluto post corso, rendendomi capace di fare solo cose semplici in quanto svuotato di ogni energia. Ma allo stesso tempo era un’esperienza straordinaria che smuoveva un’enorme quantità di energia: in breve tempo ho appreso moltissimo da questo corso che sembrava avere vita propria e tutt’ora questa cosa continua ad accadere.
Mentre facevo tutto ciò studiavo i limiti delle tecniche che stavo insegnando poiché per quanto stupende dovevano avere dei buchi di programma in quanto creati da uomini fallaci e limitati. Questo mi permetteva di inserire continue migliorie nei seminari da me creati: Light Project ed anche Alfadinamica, una notevole rivisitazione delle prime tecniche di visualizzazione da me apprese agli albori del mio percorso.

Mi staccai dalla Fondazione Brofman per profonde divergenze dopo quindici anni di proficua collaborazione. Apparentemente potrebbe sembrare strano che gruppi di persone che hanno a cuore la crescita personale, che credono nel “siamo tutti uno!” si separino o, a volte, arrivino a litigare spesso in modo deciso, ma accade molto di frequente. Questo è capitato a me, ma l’ho visto ripetutamente attorno a me. Perché tutto ciò? Intanto siamo esseri umani in crescita, siamo tutti nella stessa barca, ma ancora troppo individualisti. L’ego, tanto bistrattato, continua a mietere vittime e più lo facciamo uscire dalla porta più rientra dalla finestra. Con molta umiltà, quindi, occorre prenderne atto e andare avanti.

La scuola olistica - Alcuni partecipanti.

La scuola olistica - Alcuni partecipanti.

Ho iniziato a inserire tutte quelle modifiche che ritenevo opportune anche nei seminari di guarigione e che non mi era permesso fare in precedenza, personalizzandoli sempre più, dando la mia impronta ed il mio contributo. In quel momento ho rifatto il punto della situazione e mi è sembrato logico selezionare ed armonizzare tutte le tecniche da me conosciute ed apprezzate per creare un metodo che ho chiamato be happy now! frutto di quattro seminari base, ognuno dei quali con vita propria, che si integrano alla perfezione tra loro così che, nel caso di frequenza a tutti i corsi, è possibile avere l’immagine completa della mia proposta cosmogonica del tutto. L’insegnamento di “be happy now!” mi sembrava il modo più semplice e rapido per trasmettere la grande quantità di informazioni che avevo selezionato in tanti anni di lavoro.
Nel gennaio 2011 ebbi un grave incidente sciando, un episodio veramente molto strano che seguì ad una mia uscita dal corpo. La riabilitazione fu lunga e dolorosa, sia fisicamente che per il morale. Tenevo corsi di riequilibrio energetico con stampelle e tutore a causa del ginocchio che era andato in frantumi.
Questo episodio, a cui seguì un secondo intervento chirurgico per la rimozione dei ferri ed un’infezione, mi insegnò moltissimo. Intanto cosa vuol dire stare in un ospedale, essere ammalati e dover far fronte alle nostre attività quotidiane con ridotte risorse, ma anche come reagire, come mettere in pratica le tecniche conosciute nei momenti opportuni e scoprire compagni di camera fenomenali con i quali condividere tutto ed, a seguito di ciò, nacque una bellissima amicizia.

Con Carme, la mia compagna.

Con Carme, la mia compagna.

Ne sono uscito rafforzato anche grazie a Carmen, la mia compagna, una bellissima ed amorevole catalana con la quale condivido tutt’ora la vita, speranze, desideri, timori, gioie, i valori, il lavoro spirituale. Anche con lei si è trattato di un incontro karmico, iniziato con una conoscenza casuale in un seminario a Cascais, in Portogallo, e proseguita con collaborazioni lavorative per qualche anno per sfociare in un bellissimo rapporto amorevole dal 2008.
La realizzazione di una scuola di formazione per operatori olistici ha rappresentato un ulteriore passo in avanti nella divulgazione delle cose in cui credo profondamente.
Ma la strada è ancora lunga: le idee nascono, si sviluppano, prendono forma fino a realizzarsi, nuovi libri, nuovi seminari. Questa è la situazione a oggi e già stamattina sono arrivate nuove idee… qualcosa con le aziende… con i bambini… Perché una parte del mio lavoro è fare ricerca continuamente e la mia motivazione primaria, mi insegna Giovanni, è rendere felici le persone, perchè una persona felice è una persona sana. Ecco perchè ho scritto un libro dal titolo per me profetico "Essere felici ORA!".

 

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